WARHOL E IL CINEMA UNDERGROUND
Underground: letteralmente "movimento clandestino", "sotterraneo".
Indubbiamente si tratta del termine più appropriato per definire una certa cinematografia.
Un filone che si sviluppa durante il secondo dopoguerra, dove l'autore cimenatografico è, al tempo stesso, produttore, regista, scenografo e spesso autore dei suoi film.
La storia e i temi trattati rispecchiano esperienze e ossessioni personali, rigorosamente in 16mm. In esponenti del cinema underground quali, ad esempio, Gregory Markopoulos ("Twice man") e Stan Brakhage ("Flesh in the morning") a metà anni Cinquanta, assistiamo ad un vero e proprio rifiuto degli elementi caratterizzanti la cinematografia classica.
Per un artista della cosiddetta "business art", quale amava definirsi Andy Warhol, grafico e pittore, il passo doveroso da farsi era di portare il suo laboratorio, l'Andy Warhol Enterprises, all'interno del sistema mediatico.
Dall'arte all'underground. Dall'underground al business. Dal 1963 fino all'anno 1987 (in cui morirà) Warhol realizza e/o produce circa un centinaio di film di durata variabile, fino a sfiorare le venticinque ore, in Four Stars (1967). Le prime produzioni. realizzate per contratto con un teatro, si presentano statiche, in bianco e nero e senza sonoro. Suono e colore verranno riprodotti in seguito.
A partire dal 1969, i film cominciano ad essere sottoposti a vero e proprio montaggio.
Il mondo della Factory warholiana fornisce protagonisti e soggetti per la realizzazione dei film, quasi sempre con autori non professionisti.
Warhol è completamente assorbito dall'attività cinematografica, tanto che nel 1965 annuncia pubblicamente la sua intenzione di ritirarsi dalla pittura per concentrarsi sul cinema.
Inizia a collaborare con Paul Morrissey, il vero regista, che traduce le volontà di Warhol in film.
Tra i titoli più significativi:
"Poor Little Rich Girl", con la modella Edie Sedgwick (1965)-
"Vinyl" (1965) ricalcante Arancia meccanica -
"The Chelsea gils" (1966) -
la trilogia "Flesh"(1968) "Trash" (1969) "Heat"(1972) prodotti da Warhol ma girati interamente da Morrissey.
Paul Morrissey fu il primo a definirsi pubblicamente "discepolo di Andy Warhol" ed era, in realtà, la figura che si nascondeva dietro a molte delle produzioni cinematografiche della Factory.
Ebbe una parte - cammeo in "Midnight Cowboy" (Un uomo ad marciapiede, 1969) di J. Schlesinger, assieme a Viva e Ultraviolet , altre star della Factory.
Morrissey...
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